lunedì 13 aprile 2015

Il 13: numero sfortunato o fortunato?

Se c'è un numero che più di ogni altro nella storia ha suscitato nelle persone reazioni forti e contrastanti, nel bene o nel male, questo non può che essere il 13. Per gran parte delle persone, per lo più nel mondo occidentale e in particolare nei Paesi anglosassoni, il 13 rappresenta un numero nefasto, da tenere a debita distanza perché considerato portatore di sventure, mentre presso le civiltà precolombiane e in altri Paesi odierni esso era ed è tuttora considerato un numero sacro. 
Per rendersi conto di quanto fanatismo sia stato profuso fino ad oggi nell'avversione al 13, basta considerare che la letteratura è colma di autori che deliberatamente hanno manifestato di non apprezzare questo numero, nella vita o nelle opere. O, almeno, così si tramanda. 
Si racconta, ad esempio, che lo scrittore francese Victor Hugo, dopo essere stato invitato ad una cena in cui mancava il 14° commensale, fece sedere a tavola il suo cocchiere, dal momento che non sarebbe mai rimasto a cena ad una tavolata di 13 commensali. 
Ritratto caricaturale
di Joyce, realizzato da
César Abin
Ancora più emblematico fu il ruolo che rivestì il numero 13 nella vita dello scrittore irlandese James Joyce, per il quale il 13 era considerato un numero affascinante, mistico, quasi ambiguo, ma che si rivelò in fin dei conti infausto. La madre di James Joyce morì un giorno 13 e lo stesso scrittore, senza poterlo immaginare, morì il 13 gennaio del 1941. Joyce, nel suo celebre romanzo Ulysses, trasferisce il suo timore reverenziale per il 13 al protagonista Leopold Bloom, che attribuisce il 13 come numero della morte al misterioso uomo col macintosh. Il fascino del numero 13 su Joyce è evidente anche nel ritratto caricaturale dello scrittore realizzato da César Abin, in cui Joyce, in segno di lutto per la perdita del padre, indossa una bombetta recante un piccolo numero 13.
Passando a personaggi di differente importanza e attualmente in vita, la regina Elisabetta II d'Inghilterra sembra facilmente suggestionabile dal numero 13, arrivando al punto tale da esaminare con attenzione i piani dei voli, le interviste in programma e tutti gli atti protocollari affinché in essi non compaia il numero 13.
Ultima Cena di Salvador Dalì
A questo punto è lecito chiedersi da cosa scaturisca nella tradizione una simile avversione al 13, e la risposta sarebbe da ricercare nell'Ultima Cena, nella quale Gesù siede a tavola con i 12 apostoli, dei quali Giuda si sarebbe rivelato traditore. Giuda, quindi, chiamato "il Tredicesimo" da Gesù, si sarebbe trasformato nel simbolo del supremo tradimento, sopravvissuto in tutta la sua essenza di superstizione in un semplice numero naturale. Tuttavia, per gli ebrei il 13 non era considerato un numero sfortunato, al di là di quest'evento; la considerazione sul significato infausto del 13 potrebbe addirittura essere ribaltata se si volesse dar credito al cosiddetto Vangelo di Giuda, in cui si sostiene che i 12 apostoli non compresero il ruolo di sacrificio giocato da Giuda, che non avrebbe fatto altro che eseguire una volontà di Gesù, nell'ipotesi in cui avesse avuto bisogno di quest'atto per poter mettere in pratica gli eventi successivi. In tal caso, il 13 dovrebbe essere considerato come metafora di generosità e, quindi, foriero di buona fortuna. 
Oltre a questi ed altri innumerevoli racconti che si potrebbero narrare sulla storia del 13, può essere interessante notare come per la matematica il 13 sia senza ombra di dubbio un numero fortunato. In teoria dei numeri per numero fortunato s'intende un numero naturale ottenuto da un crivello simile al più famoso crivello di Eratostene, ossia un procedimento teorico che "setaccia" i numeri in base a dei criteri prestabiliti. 
In particolare, per ottenere un numero fortunato prendiamo in considerazione una successione di numeri naturali, arrivando per semplicità fino a 30:
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30...
Adesso il crivello prevede di partire eliminando tutti i numeri pari, che possiamo chiamare "secondi numeri"; resteranno solo i numeri dispari:
1, 3, 5, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 19, 21, 23, 25, 27, 29...
Adesso, riprendendo il criterio di aver eliminato i "secondi numeri", si osserva il secondo numero che c'è nella sequenza così ottenuta: essendo il 3, si provvederà ad eliminare tutti i "terzi numeri", cioè i numeri incontrati saltando di 3 posti in 3 posti. Avremo così:
1, 3, 7, 9, 13, 15, 19, 21, 25, 27, ... 
Ora, avendo eliminato i "terzi numeri", andiamo a vedere qual è il terzo numero della successione attuale: esso è il 7, pertanto dovremo eliminare tutti i "settimi numeri" della successione. Otterremo la nuova successione:
1, 3, 7, 9, 13, 15, 21, 25, ... (da cui si evince che il 19 è l'unico "settimo numero" eliminato nella nostra successione, dal momento che abbiamo considerato solo i primi 30 numeri naturali).
I numeri che restano con questo crivello sono considerati numeri fortunati e, come si vede, 13 ne è annoverato!
Se quindi la storia e la religione ci lasciano col dubbio della superstizione, la matematica, ancora una volta, ha tagliato la testa al toro! ^__^
E cosa pensate invece del numero 17? Se siete curiosi, leggete questo post...